Il Web visto da Antonino

 Web visto da  Antonino

Europa Europa

Il web non e' sesso e perversione, ma amicizia,

amore e unione tra i popoli.

Il Cavaliere Solitario

 

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NOTE SU QUANTO SEGUE

Tutto quanto leggerete è frutto della mia fantasia e, ogni riferimento a fatti è puramente casuale, ci sono cose mischiate nel tempo

i cui avvenimenti mi hanno ispirato a scrivere quanto sotto leggerete. Riporto qui tutto quanto ho scritto nella pagina del Cavaliere Solitario

di Facebook, anche frasi e parole degli amici, dei giornali, che più mi hanno colpito.

Massima

Massima del Cavaliere Solitario:

L'amore che nasce nel virtuale è come una sottile lastra di vetro che si frantuma a contatto della realtà.

Il Cavaliere Solitario

lunedì 19 settembre 2016

Nudità di letizia schmit

Siamo andati in soffitta io e te,stanotte,
hai tirato fuori da un baule sepolto di polvere
gli abiti miei più belli
li ho goduti come ai miei vent'anni
Avevano il candore delle adolescenti
il profumo delle primule
e la belta' delle Madonne.
Ho legato come allora i miei capelli
e a piedi nudi ho danzato per te
Non farmi mai pentire di questa nudità
stanotte ho dato le mie cose piu' belle.

letizia schmit

Nostalgia di letizia schmit

La musica suona
e rievoca
terre lontane
terre bruciate
terre sofferte
voci carezzevoli
di popoli
lontani
bruciati
sofferti
nostalgia di popoli
nostalgia di te.

letizia schmit

Non è viltà di letizia schmit

Non chiamatemi vigliacca
se non voglio assistere allo scempio
se sono fuggita dalla mia terra
se ho abbandonato la mia gente
se fuggo dinanzi a esperienze ripetute
Se non vado incontro al dolore che ho conosciuto

ricordatemi com'ero
che ne sapete dei miei deliri
degli abbrutimenti delle arrese
dentro queste quattro mura
dove dolore e gioia si sono alternate
e dove c'è tutta la mia essenza?
e non chiamatemi egoista
se è qua che mi rifugio
che mi ritrovo.

letizia schmit

Tempio di Vesta di letizia schmit

Capelli corvini
occhi profondi
immense sinuosita'
in corpi esuberanti
essenze di vita appena sbocciata
mondo sconosciuto
e affascinante
ove delicatamente penetro e mi amalgamo
per rivivere la mia eterna giovinezza
follie di poveri mortali
estasi di dee
e le culture avanzano

eccomi dunque a te
ora vestale di fuochi eterni
ora genitrice e generata
ora Diana dei boschi
ora sfidante in duelli settecenteschi
ora musa consolatice
ora sacerdotessa in riti propiziatori
ora agnello immolato
sublimazioni d'amori?
no,vita.

letizia schmit

Non ho piu' paura di letizia schmit

Non mi fai più paura verità
ti ho guardata sai in volto
nella tua veste di uomo sapiente
ne tu ne lui ne altri
siete il mio bene
adesso sono io a costringerti
ad abbassare gli occhi
lasciatemi piangere
che le mie lacrime inondino
i toni crudi della vita
non mettete la camicia di forza
al mio cuore
la sua unica forza
è quella che ama la liberta'!

letizia schmit

Inconsistenza di letizia schmit

E ci ritroviamo fantasmi
e senti che sei solo
in un mondo di cadaveri viventi

e il cuore ti si arresta
i cervelli si atrofizzano

e non esisti piu'
defraudato nudo squartato
vaghi nel nulla. 

letizia schmit

Angelo di letizia schmit

Angelo che mi dormi accanto
non so di quali sogni stai sognando
ed io tardando il sonno
veglio
un cane fuori abbaia
domani al tuo risveglio
mi chiederai perche'
di notte veglio...

letizia schmit

giovedì 23 gennaio 2014

48ª GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

Messaggio del Santo Padre
Cari fratelli e sorelle,
oggi viviamo in un mondo che sta diventando sempre più “piccolo” e dove, quindi, sembrerebbe essere facile farsi prossimi gli uni agli altri. Gli sviluppi dei trasporti e delle tecnologie di comunicazione ci stanno avvicinando, connettendoci sempre di più, e la globalizzazione ci fa interdipendenti. Tuttavia all’interno dell’umanità permangono divisioni, a volte molto marcate. A livello globale vediamo la scandalosa distanza tra il lusso dei più ricchi e la miseria dei più poveri. Spesso basta andare in giro per le strade di una città per vedere il contrasto tra la gente che vive sui marciapiedi e le luci sfavillanti dei negozi. Ci siamo talmente abituati a tutto ciò che non ci colpisce più. Il mondo soffre di molteplici forme di esclusione, emarginazione e povertà; come pure di conflitti in cui si mescolano cause economiche, politiche, ideologiche e, purtroppo, anche religiose.

In questo mondo, i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa. Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini  e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. La cultura dell’incontro richiede che siamo disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri. I media possono aiutarci in questo, particolarmente oggi, quando le reti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi. In particolare internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio.

Esistono però aspetti problematici: la velocità dell’informazione supera la nostra capacità di riflessione e giudizio e non permette un’espressione di sé misurata e corretta. La varietà delle opinioni espresse può essere percepita come ricchezza, ma è anche possibile chiudersi in una sfera di informazioni che corrispondono solo alle nostre attese e alle nostre idee, o anche a determinati interessi politici ed economici. L’ambiente comunicativo può aiutarci a crescere o, al contrario, a disorientarci. Il desiderio di connessione digitale può finire per isolarci dal nostro prossimo, da chi ci sta più vicino. Senza dimenticare che chi, per diversi motivi, non ha accesso ai media sociali, rischia di essere escluso.

Questi limiti sono reali, tuttavia non giustificano un rifiuto dei media sociali; piuttosto ci ricordano che la comunicazione è, in definitiva, una conquista più umana che tecnologica. Dunque, che cosa ci aiuta nell’ambiente digitale a crescere in umanità e nella comprensione reciproca? Ad esempio, dobbiamo recuperare un certo senso di lentezza e di calma. Questo richiede tempo e capacità di fare silenzio per ascoltare. Abbiamo anche bisogno di essere pazienti se vogliamo capire chi è diverso da noi: la persona esprime pienamente se stessa non quando è semplicemente tollerata, ma quando sa di essere davvero accolta. Se siamo veramente desiderosi di ascoltare gli altri, allora impareremo a guardare il mondo con occhi diversi e ad apprezzare l’esperienza umana come si manifesta nelle varie culture e tradizioni. Ma sapremo anche meglio apprezzare i grandi valori ispirati dal Cristianesimo, ad esempio la visione dell’uomo come persona, il matrimonio e la famiglia, la distinzione tra sfera religiosa e sfera politica, i principi di solidarietà e sussidiarietà, e altri.

Come allora la comunicazione può essere a servizio di un’autentica cultura dell’incontro? E per noi discepoli del Signore, che cosa significa incontrare una persona secondo il Vangelo? Come è possibile, nonostante tutti i nostri limiti e peccati, essere veramente vicini gli uni agli altri? Queste domande si riassumono in quella che un giorno uno scriba, cioè un comunicatore, rivolse a Gesù: «E chi è mio prossimo?» (Lc 10,29). Questa domanda ci aiuta a capire la comunicazione in termini di prossimità. Potremmo tradurla così: come si manifesta la “prossimità” nell’uso dei mezzi di comunicazione e nel nuovo ambiente creato dalle tecnologie digitali? Trovo una risposta nella parabola del buon samaritano, che è anche una parabola del comunicatore. Chi comunica, infatti, si fa prossimo. E il buon samaritano non solo si fa prossimo, ma si fa carico di quell’uomo che vede mezzo morto sul ciglio della strada. Gesù inverte la prospettiva: non si tratta di riconoscere l’altro come un mio simile, ma della mia capacità di farmi simile all’altro. Comunicare significa quindi prendere consapevolezza di essere umani, figli di Dio. Mi piace definire questo potere della comunicazione come “prossimità”.

Quando la comunicazione ha il prevalente scopo di indurre al consumo o alla manipolazione delle persone, ci troviamo di fronte a un’aggressione violenta come quella subita dall’uomo percosso dai briganti e abbandonato lungo la strada, come leggiamo nella parabola. In lui il levita e il sacerdote non vedono un loro prossimo, ma un estraneo da cui era meglio tenersi a distanza. A quel tempo, ciò che li condizionava erano le regole della purità rituale. Oggi, noi corriamo il rischio che alcuni media ci condizionino al punto da farci ignorare il nostro prossimo reale.
           
Non basta passare lungo le “strade” digitali, cioè semplicemente essere connessi: occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero. Non possiamo vivere da soli, rinchiusi in noi stessi. Abbiamo bisogno di amare ed essere amati. Abbiamo bisogno di tenerezza. Non sono le strategie comunicative a garantire la bellezza, la bontà e la verità della comunicazione. Anche il mondo dei media non può essere alieno dalla cura per l’umanità, ed è chiamato ad esprimere tenerezza. La rete digitale può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane. La neutralità dei media è solo apparente: solo chi comunica mettendo in gioco se stesso può rappresentare un punto di riferimento. Il coinvolgimento personale è la radice stessa dell’affidabilità di un comunicatore. Proprio per questo la testimonianza cristiana, grazie alla rete, può raggiungere le periferie esistenziali.

Lo ripeto spesso: tra una Chiesa accidentata che esce per strada, e una Chiesa ammalata di autoreferenzialità, non ho dubbi nel preferire la prima. E le strade sono quelle del mondo dove la gente vive, dove è raggiungibile effettivamente e affettivamente. Tra queste strade ci sono anche quelle digitali, affollate di umanità, spesso ferita: uomini e donne che cercano una salvezza o una speranza. Anche grazie alla rete il messaggio cristiano può viaggiare «fino ai confini della terra» (At 1,8). Aprire le porte delle chiese significa anche aprirle nell’ambiente digitale, sia perché la gente entri, in qualunque condizione di vita essa si trovi, sia perché il Vangelo possa varcare le soglie del tempio e uscire incontro a tutti. Siamo chiamati a testimoniare una Chiesa che sia casa di tutti. Siamo capaci di comunicare il volto di una Chiesa così? La comunicazione concorre a dare forma alla vocazione missionaria di tutta la Chiesa, e le reti sociali sono oggi uno dei luoghi in cui vivere questa vocazione a riscoprire la bellezza della fede, la bellezza dell’incontro con Cristo. Anche nel contesto della comunicazione serve una Chiesa che riesca a portare calore, ad accendere il cuore.

La testimonianza cristiana non si fa con il bombardamento di messaggi religiosi, ma con la volontà di donare se stessi agli altri «attraverso la disponibilità a coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell’esistenza umana» (Benedetto XVI, Messaggio per la XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2013). Pensiamo all’episodio dei discepoli di Emmaus. Occorre sapersi inserire nel dialogo con gli uomini e le donne di oggi, per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze, e offrire loro il Vangelo, cioè Gesù Cristo, Dio fatto uomo, morto e risorto per liberarci dal peccato e dalla morte. La sfida richiede profondità, attenzione alla vita, sensibilità spirituale. Dialogare significa essere convinti che l’altro abbia qualcosa di buono da dire, fare spazio al suo punto di vista, alle sue proposte. Dialogare non significa rinunciare alle proprie idee e tradizioni, ma alla pretesa che siano uniche ed assolute.

L’icona del buon samaritano, che fascia le ferite dell’uomo percosso versandovi sopra olio e vino, ci sia di guida. La nostra comunicazione sia olio profumato per il dolore e vino buono per l’allegria. La nostra luminosità non provenga da trucchi o effetti speciali, ma dal nostro farci prossimo di chi incontriamo ferito lungo il cammino, con amore, con tenerezza. Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale. È importante l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo: una Chiesa che accompagna il cammino sa mettersi in cammino con tutti. In questo contesto la rivoluzione dei mezzi di comunicazione e dell’informazione è una grande e appassionante sfida, che richiede energie fresche e un’immaginazione nuova per trasmettere agli altri la bellezza di Dio.


Dal Vaticano, 24 gennaio 2014, memoria di san Francesco di Sales

lunedì 13 gennaio 2014

Ostaggi dell’Euro e dell’Europa

Siamo tutti convinti ancora che se non entravamo nell’Euro
si sarebbe creata una situazione peggiore di quella odierna?
Io non lo penso, come oggi, sono convinto che non si può
tornare indietro perché creeremmo una situazione peggiore
di quella che stiamo vivendo.
Il risultato di tutto questo è che gli attuali governi hanno le mani legate.
Non possono fare riforme che andrebbero ad intaccare il debito pubblico,
anche se magari gli anni a venire verrebbe recuperato l’ulteriore debito.
Circa quattro le riforme che andrebbero fatte, ma che non si fanno a
causa di quanto detto sopra:
1)      Detassare le aziende in modo che possano assumere di nuovo il personale.
2)      Mandare la gente in pensione in modo che si liberino i posti per i giovani.
3)      Fare in modo che le banche possano concedere di nuovo i mutui, in modo
         da smuovere il mercato immobiliare.
4)      Ed infine una nuova legge elettorale che possa garantire governabilità al paese.
Le prime tre non si fanno perché si aggraverebbe ulteriormente il debito pubblico,
anche se nei due o tre anni a venire il debito si recupererebbe, l’Europa
ce lo vieta.
L’ultima non si fa per garantire le poltrone a chi ce le ha sempre avute.
Soluzione? Tassare i Cittadini i quali non avendo più denaro da spendere fanno
si che Aziende e negozi chiudano.
Se non si interrompe questo circolo vizioso che si è venuto a creare andremo
sempre più a fondo e non ci risolleveremo più.
Le tasse ci devono essere, ma devono essere giuste e spese per migliorare
i servizi cosa che non avviene, magari se le cose cambiassero diminuirebbe
anche l'evasione fiscale.
Non penso che diminuendo pensioni e stipendi di questa gente si risolverebbe
la situazione ma se dessero il buon esempio la gente sarebbe meno arrabbiata.

Il cavaliere soltario

martedì 29 ottobre 2013

Mia Madre

Ecco ora siamo qui a parlare di mia madre,
dura, autoritaria, non ha mai mostrato
i suoi sentimenti esteriormente,
mi ha persino impedito di chiamarla mamma.
Ricordo che quando morì mio padre
non ho visto una lacrima.
Non sono mai riuscito a parlarci
diceva che io la odiavo, ma non era vero.
Non sono stato un figlio modello, lo riconosco.
Niente smancerie tra noi.
Ma ecco alla fine le cose cambiano,
nessuno avrebbe mai immaginato
che se ne sarebbe andata e dal letto
dell’ospedale voleva che io fossi affettuoso.
Come potevo fare una cosa
che mi aveva impedito da quando sono nato.
Era vecchia ormai e avevo sempre pensato
che quando se ne sarebbe andata
non sarebbe stato un gran danno per nessuno.
Scorbutica, inavvicinabile, ha sempre trattato tutti
nel peggiore dei modi, ed ora, in questa casa vuota
penso e ripenso che era sempre mia madre,
non sento più la televisione accendersi di notte,
la luce accesa immersa nel suo cruciverba
cosa che ha fatto fino alla fine dei suoi giorni
e in questo modo ha sempre mantenuto la mente lucida.
Mi rendo conto di avere vicino una moglie fantastica,
solo lei poteva avere la pazienza di sopportarla e,
qualche volta, persino riuscire a parlarci.
Rinunciare alla sua casa, alle sue comodità
per venire qui, a casa di mia madre
non essendo più autosufficiente.
Chi avrebbe mai fatto una cosa del genere.
L’ha accudita come fosse stata una figlia e
se non ci fosse stata lei, credo che sarebbe stata
in una casa di cura da un pezzo.
E invece ha passato i suoi ultimi anni in famiglia
come vorrebbe qualsiasi persona anziana che
molto spesso ho visto abbandonate a se stessi
nella più completa indigenza.
Quante volte ho girato per le case di cura
e vedere questi vecchi abbandonati che
non vedono più nessuno, nessuno si prende la briga
di andarli a trovare, una pena incredibile.
Ecco questo a mia madre è stato risparmiato
grazie alla pazienza di mia moglie.
Solo in punto di morte sono riuscito a farle una carezza.
La sensazione di quel contatto su quel viso emaciato
la ricorderò fino a che vivrò.

Il cavaliere solitario

Quando io avrò 64 anni

Eravamo ragazzi quando i Cugini di Campagna cantavano questa canzone.
Alla fine sono arrivati, mi rendo sempre più conto del tempo che passa
e come la nostra vita sia appesa a un filo sempre più sottile, e sempre
più vicino il giorno in cui si spezzerà.
Ti guardi intorno, gente anziana che ti saluta, ti chiedi, ma chi era,
mi sembra di conoscerlo, ma guarda come è vecchio eppure ha la tua età.
Il tempo è inclemente, fai sport, viaggi, camminate, per cercare di fermarlo
ma non si ferma e va avanti inesorabilmente.
Ormai quello che dovevi fare lo hai fatto, compreso tutti gli errori della tua vita
che non potranno mai essere cancellati, puoi farne soltanto tesoro per non ripeterli.
Puoi solo guardare vicino a te ed accorgerti di chi ti è rimasto accanto tutti questi anni,
puoi solo amarla con tutto te stesso anche se lei non lo capirà perché
penserà che è troppo tardi.
Spesso mi chiedo che senso ha tutta questa cattiveria che c'è in giro,
a che serve accumulare e ancora accumulare denaro, beni, proprietà,
tanto qui tutto resterà.
Non sarebbe meglio cercare di vivere meglio in pace col prossimo
senza cercare di fargli del male, a volte per fini personali e a volte
per il semplice gusto di farlo.
Mi sconcerta questo continuo fregarsene del bene comune,
della gente meno fortunata, con seri problemi di salute, con figli
diversamente abili, disoccupata, con pensioni da fame, allo scopo
di arricchirsi sempre di più e di non perdere i privilegi acquisiti.
Ho sempre detto che credo nella giustizia divina e non in quella terrena,
ma intanto ormai il danno è fatto, qualcuno ha sofferto, a causa di queste
persone e niente e nessuno gli restituirà tutto quello che hanno perso
compresa la gioia di vivere.
Voglio dedicare questa canzone a tutti coloro che si ritrovano in queste
mie modeste parole:

Quando io avrò 64 anni 
e un velo d'argento vedrai sui capelli 
la gioia d'averti e di sentirti accanto 
in quel momento sarà la cosa più preziosa che io avrò. 
Coltiverò la tua bellezza 
per non sciuparla ad ogni carezza 
e se le mie spalle si piegheranno stanche 
non sarà niente io t'amerò anche se il corpo non potrà. 

E così tu sarai la mia donna se vuoi 
a te io darò il mio nome lo sai 
e poi io farò una casa per te 
così tu potrai finalmente dormire con me. 
E vorrei tu lo sai un bambino da te 
così tu potrai raccontargli se vuoi 
di noi ma che fai non adesso e poi 
lo sai che se tu mi accarezzi così lo farei. 
Tu mi dirai con la tua devozione: 
con te ho diviso la gioia e il dolore 
ed è per questo che non ti ho mai tradito 
perché ho capito che il tempo passa
ma il tuo amore non ha età.

il cavaliere solitario

lunedì 25 marzo 2013

domenica 10 marzo 2013

Un nostro connazionale morto durante l'adempimento del proprio dovere

Ancora violenza, violenza e ancora violenza


L'Italiano sequestrato in Nigeria


Silvano Trevisan, uno dei sette lavoratori stranieri rapiti in Nigeria il mese scorso
sarebbe stato ucciso insieme agli altri ostaggi.

giovedì 7 marzo 2013

Anche la pazienza del Papa ha un limite, per riuscire a farlo stufare ce n'è voluto, ma ci sono riusciti.

Foto: Pope Benedict XVI celebrates mass in St.Peter square in Frascati on the outskirts of Rome on July 15, 2012. 


© Stefano Spaziani

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